“Dopo 10 anni dalla costruzione della prima casa in Canapa, il suo uso in edilizia è ormai ampiamente conosciuto su tutto il territorio nazionale, e non solo per la ‘bioedilizia’. Mi sembra un ottimo risultato, anche se è ancora tanto da fare!”

Lei è stato uno dei primi ad occuparsi dell’applicazione della Canapa nell’ambito della cosiddetta bioedilizia, come ha cominciato e quali progressi sono stati compiuti, nel settore, ad oggi?

La mia personale esperienza dell’uso della Canapa è iniziata negli anni ’90, quando nei progetti inserivo l’impiego di materassini in fibra di Canapa (costituiti con la parte fibrosa della pianta) per gli isolamenti dei fabbricati; anche se a quel tempo il materiale era difficilmente reperibile in Italia e veniva prodotto all’estero (Francia e Germania).

Per quanto concerne invece l’uso del “Canapulo” (frammenti della parte “legnosa” dello stelo di Canapa) l’interessamento è iniziato nei primi anni 2000, grazie all’incontro con alcuni artigiani Bretoni che utilizzavano già da tempo questo materiale.

Negli anni successivi, con diversi viaggi-studio in Bretagna, dove praticamente è ricominciato l’uso della Canapa in edilizia, ho visitato diversi cantieri, edifici realizzati o restaurati con la Canapa, aziende produttrici di materiali, conosciuto operatori del settore e ricercatori, ho appreso le varie tecniche costruttive, la modalità di posa ed approfondito la conoscenza dei materiali più idonei a seconda degli usi. In quel periodo ho avuto occasione di presentare i cantieri e le realizzazioni in Canapa che avevo visitato all’estero a Convegni sulla bioedilizia a cui ero invitato. Nel 2008 ho progettato la prima casa di canapa in Italia, realizzata fra il 2009 e 2010 con materiali e maestranze provenienti dalla Bretagna, poiché in quel momento nel nostro Paese, oltre a non essere conosciuta la tecnica costruttiva, non vi erano neppure i materiali disponibili.

Da allora, grazie alle straordinarie prestazioni del materiale, ho continuato a studiarne ed approfondirne i diversi usi, partecipando al Progetto UE “INATER’: Isolanti Naturali e Terra cruda” (2009-2012), che ha visto coinvolti oltre all’Italia, partner Francesi, Belgi, Portoghesi e Svizzeri.

Uno degli obbiettivi del Progetto INATER’ era la formazione professionale e divulgazione dell’uso della Canapa in edilizia, pertanto sono stati organizzati assieme all’ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica), AssoCanapa (Coordinamento Nazionale per la Canapicultura), Enti Locali e Aziende, una serie di iniziative divulgative e formative. Parallelamente cresceva un nuovo e più generale interesse sulla Canapa in Italia, sia dal punto di vista agronomico che dei possibili utilizzi, alcune Università avviavano attività di ricerca in materia, gli incontri con i Parlamentari in preparazione della legge n. 242/2016 ed i successivi con le Commissione, ciò ha consentito di far conoscere le potenzialità dell’uso di questo materiale anche in edilizia e l’origine di Aziende produttrici e/o importatrici di manufatti per l’edilizia in Canapa.

Ritengo che oggi, dopo 10 anni dalla costruzione della prima casa in Canapa, il suo uso in edilizia è ormai ampiamente conosciuto su tutto il territorio nazionale, e non solo per la “bioedilizia”. Mi sembra un ottimo risultato, anche se è ancora tanto da fare !!!

Quali sono i principali benefici che si possono ottenere dalla costruzione di case utilizzando canapa e calce? A tal proposito, se non sbaglio, ha progettato una casa in San Giovanni in Persiceto (BO), interamente realizzata in Canapa.

Le straordinarie qualità della Canapa, se correttamente utilizzata con altri idonei materiali, sono numerose sia dal punto di vista dell’elevato comfort per i fruitori degli edifici, sia per i ridotti consumi energetici che occorreranno per la climatizzazione, che per il bassissimo impatto ambientale di produzione-utilizzo- dismissione. E’ noto che il settore edile è uno dei più impattanti a livello ambientale e conseguentemente incide sensibilmente sui mutamenti climatici in corso, mentre il ciclo dei materiali (LCA) in Canapa generalmente ha risultati positivi, in quanto:

  • Riduzione delle emissioni di CO2 durante la loro produzione, anzi dalle ricerche effettuate da parte di numerose Università ed Enti di Ricerca (stranieri e italiani) risulta che un materiale (muro blocchi, massetto, intonaco, ecc.) in Canapa e calce ha incamerato al proprio interno una quantità di CO2 maggiore di quella emessa durante il suo intero ciclo di vita, quindi gli edifici costruiti (o meglio ancora ristruttura-riqualificati-restaurati) con materiali in Canapa possono diventare dei veri e propri “serbatoi di stoccaggio della CO2”.
  • La demolizione-dismissione del materiale in Canapa e calce può essere a bassissimo impatto ambientale, addirittura potrebbe avvenire direttamente sbriciolandolo e spargendolo in campo, come ammendante agricolo, e non in costose e ingestibili discariche per rifiuti “speciali” e/o “tossico-nocivi”.
  • L’isolamento termo-acustico è elevato e, congiuntamente alla proprietà naturale di regolazione termoigrometrica dei locali ed allo sfasamento, garantisce un ottimo comfort abitativo.
  • Si può utilizzare un unico materiale (Canapa e calce) per realizzare l’intero involucro del fabbricato, semplificando le lavorazioni, riducendo i costi, evitando l’insorgere di problematiche legate a muffe e condense insalubrità che purtroppo sono presenti in molti fabbricati anche di recente costruzione.
  • I consumi energetici per la climatizzazione degli edifici risultano assai ridotti, generalmente non è necessario il condizionamento estivo ed il ricambio forzato dell’aria, mentre la climatizzazione invernale è molto contenuta, riducendo quindi oltre i costi di gestione del fabbricato anche quelli di costruzione, di gestione degli impianti e di dismissione

Il primo edificio (una villetta bifamigliare) realizzato in Canapa in Italia (vincitore del Primo Premio “Green Economy 2010”) costruito a San Giovanni in Persiceto, non è allacciato alla rete gas, è dotato di un impianto fotovoltaico e solare termico, i quali si sopperiscono abbondantemente alla richiesta di energia termica ed elettrica dell’intero fabbricato, con importanti benefici anche dal punto di vista economico nella sua gestione

Nei territori sismici, l’Italia è un Paese che presente diverse aree a rischio sismico, la Canapa può essere un alleato in più?

Ho utilizzato la Canapa impastata con calce per ricostruire alcuni edifici distrutti dal sisma del 2012 in Emilia, progetti approvati ed ammessi ai Contributi per la ricostruzione, edifici antisismici, completati e collaudati, ove le famiglie sono rientrate e vi abitano già da tempo. Per mettere a punto i dosaggi e le miscele di Canapa e calce da utilizzare nelle ricostruzioni, ho richiesto all’Università di Modena-Reggio Emilia di effettuare test su diversi campioni che abbiamo predisposto, sino a determinare quelli più idonei e performanti. Tutte le strutture portanti sono state realizzate in legno (altro materiale che impiego da sempre nei miei progetti) con un sistema “a telaio”, come erano costruiti gli edifici sin dal medioevo, mentre i muri di tamponamento, i massetti isolanti, gli intonaci ecc. sono stati realizzati con un impasto di Canapa e calce direttamente con il metodo “banché” francese; sistema costruttivo che ritengo il più idoneo e da cui si ottengono le performance migliori, ma anche facile da realizzare direttamente in cantiere.

La struttura in legno a telaio (travi e pilastri) è completamente annegata nel getto di Canapa e calce ed in caso di sisma i due materiali, essendo entrambi molto elastici, tendono a “muoversi in sincronia”.

In tal modo si prevengono eventuali “ribaltamento” di facciate e/o significativi danni alle strutture; come ha dimostrato la “prima casa di Canapa” che, pur essendo all’interno del “cratere” del sisma, non ha subito danni da quel tragico evento, naturalmente tutto è commisurato all’entità del sisma.

Inoltre la calce preserverà nel tempo il legno ed il canapulo da eventuali attacchi di parassiti, si eviteranno i “ponti termici”, predisponendo prima dei getti le parti impiantistiche non saranno da effettuare le tracce per il loro alloggiamento che generalmente tendono ad indebolire le strutture dei muri portanti ed a far lievitare i costi.

Lei è responsabile Italia del progetto ‘UE Canapale’, di cosa si tratta?

La mia attività di ricerca è continuata con la partecipazione ad un secondo Progetto dell’Unione Europea, denominato “CANAPALEA” (paglie di canapa in latino), che è stato sviluppato con partner Francesi, Spagnoli, Belgi e per l’Italia l’ANAB, con finalità di approfondire le conoscenze e l’evoluzione delle diverse tecniche costruttive e materiali con la Canapa nei diversi paesi partecipanti; condividere le modalità di formazione per coloro che intendono utilizzare la Canapa nelle costruzioni: Tecnici, Produttori, Imprese,

Artigiani, Autocostruttori, ecc.; far conoscere e divulgare la Canapa e suoi usi in edilizia nei diversi paesi partner con Convegni, Seminari e Workshop. I risultati sono andati ben oltre le aspettative ed hanno visto la partecipazione di numerosi interessati, ad esempio al Convegno Internazionale “la Canapa e i suoi Leganti” che abbiamo organizzato a Roma all’Università “Roma 3” hanno partecipato oltre 250 Tecnici ed operatori; anche negli eventi organizzati negli altri Paesi vi è stata una forte partecipazione.

Questo progetto si è poi ‘trasformato’ in un progetto editoriale, quanto interesse c’è sul tema della bioedilizia da parte dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori?

Con lo scopo di divulgare e ancor di più far conoscere i pregi e le potenzialità di questo materiale, si è deciso di realizzare una pubblicazione: “Costruire con la Canapa. Cantieri, tecniche e filiere in Europa”. Il volume è il frutto del lavoro di una équipe di esperti dei diversi paesi europei partner del Progetto UE “CANAPALEA”, intende fare il punto sullo stato dell’arte delle costruzioni in Canapa in Europa, è pubblicato in lingua originale in Francia, Italia, Spagna e Belgio. Si articola in oltre 300 pagine a colori, analizza i diversi aspetti del costruire con la Canapa, illustra e documenta la realizzazione o ristrutturazione con la Canapa di 25 edifici nei diversi paesi: edifici pubblici e privati, case singole nuove o ristrutturazioni, fabbricati per il turismo, il terziario e produttivi; contiene approfondimenti sui materiali naturali e in particolare sulla Canapa, sulle diverse tecniche costruttive e sulle filiere della Canapa nei diversi paesi.

Come immagina, dal suo osservatorio, il futuro della Canapa in Italia?

Occorre fare una precisazione importante, la Canapa è una pianta che ha determinate caratteristiche secondo la varietà, del luogo e di come si coltiva, dell’andamento stagionale, ecc. ma i suoi prodotti (fibra e canapulo che possono essere utilizzati in edilizia) non sono molto differenti fra loro ed hanno caratteristiche assai simili, almeno in Italia. La differenza la fanno gli altri componenti con cui viene “mescola-impasta-assemblata” il prodotte di Canapa. Ad esempio nell’impasto di “Canapulo e legante”, le sue performance possono cambiare anche notevolmente a seconda del legante utilizzato (calce idrata, calce idraulica, cemento, gesso, argilla, etc. etc.), dei dosaggi fra i vari componenti, delle modalità di posa in opera (getto in opere, a spruzzo, in blocchi, ecc.), degli eventuali abbinamenti con altri materiali.

Nei pannelli-materassini isolanti in fibra di Canapa invece è molto importante quali “aggreganti” naturali o di origine petrolchimica anche in piccole dosi, vengono utilizzano; anche perché nel primo caso quando sarà il momento dello smaltimento avremo un prodotto interamente “naturale”, mentre nel secondo il materassino sarà a considerare tutto un “rifiuto speciale” da smaltire in discarica a seconda del tipo di aggregante utilizzato.

Non basta affermare che per quel lavoro si usa la Canapa, perché i risultati potrebbero essere assai diversi, occorre specificare anche con che cosa e come. E’ necessario determinare delle “Regole” condivise, fare formazione e informazione per utilizzare la Canapa in edilizia, così come negli altri settori.

Le “filiere della Canapa” in via di sviluppo nel nostro paese debbono occuparsi dell’intero percorso e non solo della parte che viene reputata più interessante (ad es. le cime, semi, THC, CBD, ecc.) e disinteressarsi del resto (stelo: fibra e canapulo) o addirittura pensarlo di bruciare. Occorre invece sviluppare filiere che prevedano l’uso anche di questa parte della piante che erroneamente considerato a volte uno “scarto di lavorazione”, l’edilizia è uno dei campi ove si può prevederne un ampio e virtuoso utilizzo, un piccolo esempio di economia circolare.

Infine occorre utilizzare la Canapa italiana, coltivata e lavorata nel nostro paese, e non effettuare un mero lavoro commerciale di importazione, gli elevati costi ambientali dei trasporti “squalificano” quei prodotti.

La Canapa prodotta in Italia e i suoi derivati non ha nulla da temere da quella di altri Paesi, anzi siamo stati per secoli fra i maggiori produttori per quantità ed i migliori per qualità e lo potremo senz’altro tornare ad essere se si svilupperanno solide e complete “filiere”, con alla base ricerca, regole, formazione e informazione condivise.

La Canapa potrà ritornare ad essere la “regina delle nostre terre”, come è stato per secoli, dalla quale l’uomo ha tratto e può trarre numerosi benefici in tanti settori.